Lo “Sportello rosa” dell’Ospedale San Paolo: una realtà anti-violenza da conoscere.

blog violenzaLa UOC di Medicina d’Urgenza, Osservazione Medica e Pronto Soccorso del  P.O. San Paolo (Direttore della UOC di M.U., P.S., il Prof. Fernando Schiraldi; responsabile della UOS di O.M. il Dott. Enrico Giuseppe Ruggiero; Dirigente Medico d’Accettazione e d’Urgenza referente per il Pronto Soccorso Medico-Chirurgico dello Sportello Rosa, dott. Mario Guarino), d’intesa con la UOC di Psicologia Clinica dell’ASL Napoli 1 Centro del DS 26 (responsabile dott.ssa Elvira Reale),

ha aperto a partire dal marzo 2009 lo sportello ascolto antiviolenza (Sportello Rosa).

Lo sportello a distanza di tre anni è divenuto un servizio integrato di prima accoglienza ed assistenza per le donne vittime di violenza familiare e sessuale. Il servizio accoglie le vittime dopo la prima refertazione nel pronto soccorso (ginecologico in caso di violenza sessuale e pediatrico in caso di violenza su minori) ed integra la prima accoglienza con l’ascolto, l’assistenza e la refertazione psicologica.

Nel 2011 sono stati sperimentati anche l’accoglienza e l’ascolto psicologico dei minori coinvolti nelle violenze contro le loro madri, secondo quelle che sono le decisioni del Consiglio D’Europa del 2010, che hanno considerato i minori testimoni di violenza come vittime secondarie e portatori di specifici esiti psichici.

Il servizio sviluppa per ogni singola donna le linee del percorso di assistenza extraospedaliera che comportano:

  • la segnalazione motivata sulla richiesta di protezione all’AG ed alle FFOO,
  • la richiesta di protezione dei minori al tribunale dei Minori;
  • nelle more dell’intervento giudiziario, in caso di evidenti rischi (secondo indicatori stabiliti a livello internazionale) per la salute e la vita della donna e dei minori, anche il ricorso ai principi di tutela della salute e di auto‐tutela della vittima;
  • l’indirizzamento e l’affidamento ai centri di sostegno legale e psicologico per le donne maltrattate;
  • ogni altra forma di assistenza nei servizi sociali e sanitari del territorio.

Nel periodo 2009-2012 sono state effettuate in totale:

  • 314 consulenze psicologiche in donne  refertate nel Pronto Soccorso del San Paolo per esiti di violenza/maltrattamento familiare e di violenza sessuale,
  • 30 minori di anni figli delle donne vittime di violenza, refertati per esiti di maltrattamento assistito.

Dai dati rilevati, emerge che la l’ambiente prevalente, nel quale si sviluppa la violenza, è quello intra‐familiare con violenza da parte del marito/partner attuale (49.6% dei casi); subito dopo vi è la violenza perpetrata da un ex‐partner (30.2% dei casi). A seguire gli autori delle altre violenze sono: altri familiari 8%; conoscenti 6%; datori o dirigenti di lavoro il 5%; sconosciuti solo il 1.2%.

La violenza di cui le donne parlano non consiste mai di un unico episodio: il più delle volte si tratta di una violenza abituale e sistematica che si è espressa nel corso di più anni. Le donne sono vittime di più tipi di violenza combinati: economica, fisica, sessuale, e psicologica. Tra le violenze intrafamiliari quella psicologica è la più diffusa e trasversale (74% dei casi), presente da sola (nel 9% dei casi) ma in genere associata ai maltrattamenti fisici (23 % dei casi); ai maltrattamenti fisici ed economici nel 12% dei casi; ai maltrattamenti fisici, sessuali ed economici nell’8% dei casi.

La violenza psicologia è la parte più importante dello stalking (23% dei casi) associato quasi sempre a vivere in uno stato perdurante di ansia determinato dalla presenza minacciosa dello stalker nella vita privata e personale e familiare della vittima.

Le violenze fisiche e sessuali in famiglia sono sempre abbinate alla violenza psicologica. L’abbinamento più frequente tra le tipologie di violenze è quella psicologico‐fisica.

Le occasioni più tipiche per le aggressioni verbali e fisiche di ex‐partner sono gli incontri con i figli, i quali spesso assistono impotenti a scene di violenza.  Nel 57% dei casi le donne, che si presentano allo sportello, hanno figli minori di anni 14, nel 25% hanno solo figli maggiori di anni 14, che assistono alle violenze. La violenza del partner ed ex‐partner ha quindi come vittime secondarie i figli.

I dati socio‐anagrafici riscontrati nel profilo nostro campione sono sovrapponibili a quelli emersi dalla indagine nazionale dell’ISTAT (2006) sulla violenza contro le donne. Si tratta in prevalenza di donne sposate e/o conviventi della fascia di età compresa tra 30 e 40 anni.

La donna del campione afferito all’ospedale San Paolo ha tra i 30 ed i 45 anni, è coniugata/convivente, italiana, con una scolarità media/superiore (89% di cui il 39% ha un diploma e l’8% anche una laurea) nel 31% dei casi ha una occupazione, anche se precaria, e nel 23% è disoccupata ma in cerca di una occupazione.

Il più frequente indicatore nella casistica è risultato costituito da reiterate minacce di morte, contro la donna ed i suoi familiari, che si sono verificati in 29 casi: 13 dagli ex partner e 15 dai partner attuali ed uno da conoscente.

Per tutti i minori e per la maggioranza delle donne è stata inviata, segnalando via fax le condizioni di emergenza del caso, la relazione psicologica alla Procura presso il tribunale dei Minori e alla Procura presso il Tribunale Ordinario, con la richiesta di un provvedimento urgente di tutela della madre e dei minori (se presenti).

A tutte le donne sono state date indicazioni e, nella maggioranza delle volte, sono anche stati presi accordi di prosieguo dell’intervento presso:

  • il Centro anti‐violenza del Comune di Napoli per la consulenza legale ed il supporto psicologico nell’iter processuale;
  • i servizi istituzionali (servizi sociali e sanitari di zona), per l’assistenza sanitaria e sociale;
  • per 4 donne sono stati effettuati accordi ed invii a comunità alloggio per l’ospitalità;
  • sono state date anche indicazioni di comportamenti di tutela personale e dei figli minori in attesa dei provvedimenti giudiziari.

Questo percorso, di cui bisognerebbe dare maggiori notizie, ha consentito di ricevere ben 2 “bollini rosa” dal Ministero della Salute (2012-2013), come riconoscimento per l’attenzione alla salute della donna. Inoltre, rappresenta un vero esempio di buona sanità e a totale costo zero.

Purtroppo, l’intero progetto dello Sportello Rosa corre il rischio di scomparire poichè la proposta di atto aziendale di riordinamento ospedaliero, prevede la scomparsa della Medicina d’Urgenza quale UOC (comprendente il Pronto Soccorso e la Osservazione Medica) autonoma e separata dalla Medicina Generale. I

l quotidiano impegno dei medici, infermieri, ausiliari e psicologi nel lavoro di Pronto Soccorso volto a lenire ogni forma di dolore, farà da leva su qualunque forma di denuncia e di lotta affinchè questo non avvenga.

(Per la concessione dei dati si ringrazia il dott. Mario Guarino responsabile dello Sportello Rosa dell’Ospedale San Paolo di Napoli)

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Napoli, 25 novembre 2013: che la violenza di genere non diventi solo uno Slogan

covella

Il 25 novembre 2013 ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Premesso che alla definizione “femminicidio” preferisco quella di “violenza di genere”, visto che ormai tutti si sentono liberi di  proclamare a destra ed a sinistra che “devono finire le violenze sulle donne”, mi permetto di intervenire su qualcosa che sta correndo il rischio di diventare solo uno SLOGAN politico ed associativo.

Chi conosce veramente la violenza da vicino ed in prima persona (siano essi donne, ragazzine, minori, ma anche disabili ed anziani) difficilmente andrebbe a proclamarla in piazza.

Per questa giornata, in particolare, sono state programmate decine di iniziative: diverse di queste resteranno passerelle e     parole chiuse nelle stanze in cui e da cui sono state organizzate.

Troppe bocche urlano storie e termini specifici, spesso senza conoscerne storie e significati.

Amo, invece, chi risponde alle emergenze ed all’ordinario con i fatti e, qui, di fatti voglio parlare.

Le donne campane e meridionali in genere sono maggiormente a rischio per episodi di violenza perché oltre ad essere esposte ad eventi che coinvolgono il partner in quanto elemento della coppia, sono esposte ad episodi di ritorsione ed aggressività quando vengono trascinate in episodi dovuti all’illegalità ed alla malavita che fanno razzia sui nostri territori.

La giornalista napoletana Giuliana Covella è la portavoce concreta di tale realtà. Ha scritto il libro “Fiore..come me” , in cui dieci donne si raccontano nelle loro storie di giovani vite spezzate dalla violenza.

“E’ un libro dal sapore deciso, ogni pagina la si sente dentro come un pugno allo stomaco, che impatta con forza e, nel ritrarsi, ti lascia un vuoto incolmabile di impotenza. La forza evocativa di queste pagine, però, fa nascere nell’animo, un grande moto di reazione e solidarietà che spinge a fare qualcosa per fermare tutta la violenza che s’abbatte sulle donne, come nei casi di femminicidio, ed anche per reagire al clima illegale e malavitoso della camorra.”

Giuliana Covella, ha saputo dar voce a queste dieci “donne simbolo” soffermandosi in particolar modo sul versante emozionale del racconto, permettendoci così di penetrare nel cuore di ogni vicenda senza tralasciare di riportare alla fine la cronaca del fatto criminoso e degli sviluppi giudiziari.

Il libro, presentato con l’impegno diretto dell’autrice in tutta la Regione ed oltre, è edito da Spazio Creativo e promosso dalla Fondazione Polis della Regione Campania. La vendita è senza scopo di lucro ed il ricavato viene devolute alle famiglie delle vittime delle violenze.

Vaccino sì oppure vaccino no?

vaccino_antinfluenzale

I medici di Medicina Generale ogni anno in questo periodo si confrontano con i pazienti per informarli sulla necessità o meno di praticare la vaccinazione anti-influenzale.

In autunno incalza la patologia a carico delle vie respiratorie e, considerando che l’influenza è la terza causa di morte in Italia per patologia infettiva, come ricorda il Ministero della Salute, nonché frequente motivo di ospedalizzazione e principale causa di assenza dal lavoro e dalla scuola, bisogna considerare prioritaria la promozione della vaccinazione anti-influenzale.

In passato, l’esordio delle campagne vaccinali, è stato caratterizzato spesso dalla diffusione di messaggi “terroristici”che hanno creato confusione nella popolazione. Questo ha portato molti soggetti “a rischio” a non praticare il vaccino annuale. L’obiettivo sanitario principale resta, invece, sempre quello di mettere la popolazione nelle condizioni migliori per prevenire il contagio e la diffusione dell’epidemia influenzale.

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2012-2014 del Ministero della Salute, ha come obiettivo generale l’armonizzazione delle strategie vaccinali in atto nel nostro paese, al fine di garantire l’equità nella prevenzione delle malattie suscettibili di vaccinazione, superando i ritardi  e le insufficienze presenti e assicurando parità di accesso alle prestazioni da parte di tutti i cittadini.

Relativamente alla vaccinazione anti-influenzale, oltre alla garanzia di un’offerta attiva e gratuita, è previsto come obiettivo vaccinale specifico il raggiungimento di coperture del 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio.

Infine l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in data 02/11/2012 ha pubblicato una nota sulla sicurezza della vaccinazione antinfluenzale, che rappresenta a tutt’oggi il trattamento di prima linea nella prevenzione dell’influenza e nel controllo della diffusione della malattia nella popolazione, aumentando le probabilità di non ammalarsi o di ammalarsi meno gravemente e senza complicanze.

A questo punto non si può fare altro che ribadire la necessità di promuovere la sensibilizzazione della popolazione nei confronti della campagna vaccinale antinfluenzale 2013/2014 nei cittadini ultrasessantacinquenni e nelle categorie a rischio, così come indicate nella circolare del Ministero della Salute nel PSNV(Tab.1).

La Campagna Vaccinale 2013-2014, ha avuto inizio a Napoli in questi giorni.

I soggetti al di sopra dei 65 anni oppure coloro che appartengono alle categorie a rischio possono rivolgersi gratuitamente al proprio Medico di Medicina Generale, al Pediatra di Libera Scelta oppure presso le unità di Prevenzione collettiva del Distretto Sanitario di residenza.

Ai vaccinandi viene richiesto di firmare il Consenso informato sul Registro Individuale con schema predefinito e che resterà agli atti presso i relativi Distretti Sanitari.

Cerchiamo di utilizzare gli strumenti che il Sistema Sanitario ancora oggi mette a disposizione ed organizza per i cittadini!