Che cos’è la psoriasi?

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La psoriasi è una malattia della pelle che si presenta in vari modi. Tutti la immaginiamo come una manifestazione di squame sulla pelle o tra i capelli, ma in realtà nasconde un disordine del sistema immunitario e  può colpire anche le unghie, le articolazioni della ossa e le mucose.

Sicuramente si tratta di una malattia familiare in cui le cellule della pelle si moltiplicano più velocemente che in altre persone ed i linfociti T del sistema immunitario si attivano e le infiltrano. Per questo motivo spesso si trova associata ad altre malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide oppure le malattie infiammatorie croniche dell’intestino.

Recentemente la psoriasi sembrerebbe, però, anche essere associata ad un maggiore rischio di malattie cardiovascolari visto che si trova frequentemente in persone obese, diabetiche, ipertese e con valori alti di colesterolo e trigliceridi.

Alla base di tutto potrebbe esserci un’infiammazione eccessiva dei tessuti e vasi sanguigni colpiti che porterebbe a danni per l’organismo.

In alcuni casi, l’assunzione di medicinali potrebbe aggravare una psoriasi lieve già esistente.

La terapia, importante per la qualità di vita delle persone affette, varia da preparati locali (creme, lozioni e così via) fino a trattamenti biologici specifici.

Della psoriasi e di altre malattie collegate al sistema immunitario si parlerà sabato 26 novembre p.v. presso il Culture Hotel Villa Capodimonte in salita Moiariello a Napoli.

L’evento ECM, 7 crediti formativi, Gestione multidisciplinare delle IMID, è rivolto a medici (tutte le specializzazioni), infermieri e farmacisti; è gratuito e verrà realizzato dall’equipe del centro di riferimento per la psoriasi dell’ospedale San Gennaro dei poveri di Napoli, responsabile Dott. Raffaele Mozzillo.

La mia relazione riguarderà la necessità di essere informati, anche nella Medicina Generale, sulle potenzialità d’uso dei farmaci biologici nei pazienti affetti da psoriasi e malattie del sistema immunitario.

 

 

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L’AGO DELLA DISCORDIA

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Partendo dall’autocelebrazione di un’equipe medica di Chioggia, che si è vantata di essere stata la prima ad aver messo su un intervento di “termofusione” del cancro, si è scatenata sul web una cascata di repliche da parte di autorevoli interventisti sanitari che, in realtà, erano “padroni” della tecnica da almeno un decennio. In particolare il prof. Stefano Spiezia, autorevole chirurgo napoletano, ha spiegato egregiamente le cose come stanno in un articolo di risposta (pubblicato sul quotidiano Il Mattino venerdì 18 novembre u.s.) e come tale tecnica non sia affatto innovativa e sia applicabile, con risultati oncologici definitivi, solo in un limitatissimo numero di casi.

Mi permetto di discutere qui del caso perché, dalla pubblicazione della notizia, sono stata presa d’assalto da amici, pazienti, parenti e colleghi che mi chiedevano informazioni sulla veridicità del miracolo proclamato a Chioggia.

Le mie riflessioni sono queste:

  • Quando si parla di cancro e di pazienti oncologici, si cerca il sensazionalismo a tutti i costi, non sempre per fini nobili, sapendo di fare leva su una categoria di lettore fragile ed influenzabile.
  • Troppo spesso i giornalisti, in buona o cattiva fede, scrivono di argomenti sui quali non si sono adeguatamente informati, creando false aspettative e pubblicità ingannevoli.
  • Tutti i giorni, nelle nostre migliori oncologie napoletane (Fondazione Pascale, Federico II, Ospedale dei Colli, SUN, Cardarelli  e così via fino ad alcune minori del centro e della provincia) si compiono migliaia di miracoli. Io stessa, negli ambulatori di oncologia e di ematologia  dell’università Federico II, ho visto centinaia di donne guarite dal tumore della mammella venire alle visite di follow-up regolarmente “rinate”, ma di questo in pochi parlano.
  • I pazienti non muoiono per la mancanza di un ago “bollente”, ma perché hanno paura. Paura di sottoporsi ai controlli ed agli screening e, in alcuni casi, addirittura di “confessare” al proprio medico curante un segno oppure un sintomo che potrebbe essere collegato alla presenza di un cancro.
  • Infine, ma non per ultimo, non esiste “il cancro”, ma esistono tanti cancri per quante sono le persone. Addirittura alcuni cancri della mammella, della tiroide e della prostata resterebbero localizzati dove sono anche per tutta la vita, mentre altri, invece, indicano nel “nome e cognome” che portano, di quali terapie hanno veramente bisogno; l’identità di un tumore può venire solo da un buon esame istologico corredato di tutte le caratteristiche biologiche fatto in un centro di eccellenza di anatomia patologica.
  • Una buona alimentazione ed un corretto stile di vita con attività fisica costante riescono a garantire la sopravvivenza di una donna affetta da carcinoma della mammella allo stesso modo di una chemioterapia.

Il cancro uccide, quindi, chi si affida a persone non competenti del settore diagnostico e terapeutico. Queste ultime sono ancora tante, purtroppo, e le riconoscerete perché vogliono trattare il paziente prima possibile, senza neanche cercare di capire bene da quale neoplasia è affetto o in quale stadio della malattia si trovi, vantando esperienze “personali” strabilianti.

Adesso fate girare questo di articolo se ne avete il coraggio!