Quando l’amore è “malato” e non esistono medici abbastanza bravi per guarirlo

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Ciao, carissimi amici della lettura!

Mi sta a cuore segnalarvi il libro di Annamaria Vargiù, “E lo chiamano amore“.

Perché? Prima di tutto descrive una casistica di forme d’amore “non sano” attraverso lo strumento semplice e piacevole del racconto, che bene si adatta allo stile di vita contemporaneo.  Ogni storia, inoltre, viene affrontata con l’intelligenza e la cultura di chi ha fatto dell’istruzione la propria ragione di vita e che non potrebbe scrivere senza lasciare un messaggio al lettore. L’autrice lascia anche a chi è più giovane sempre un motivo di riflessione e di crescita.

Il racconto del libro che mi è piaciuto di più? Insomnia. Questo testimonia la violenza spesso esercitata dai familiari nei confronti degli ammalati gravi; essi pretendono da sani di decidere ciò che è giusto per chi sano non lo è più.

Le varie storie, pur ricalcando scene diverse per epoca storica e per livello sociale e culturale, rivelano la presa di coscienza tardiva di una scelta affettiva sbagliata che però, ottimisticamente, culmina nel riscatto finale della vittima, anche se questo spesso diventa possibile solo attraverso la lettura del libro.

 

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