L’AGO DELLA DISCORDIA

starburst_xl_02

Partendo dall’autocelebrazione di un’equipe medica di Chioggia, che si è vantata di essere stata la prima ad aver messo su un intervento di “termofusione” del cancro, si è scatenata sul web una cascata di repliche da parte di autorevoli interventisti sanitari che, in realtà, erano “padroni” della tecnica da almeno un decennio. In particolare il prof. Stefano Spiezia, autorevole chirurgo napoletano, ha spiegato egregiamente le cose come stanno in un articolo di risposta (pubblicato sul quotidiano Il Mattino venerdì 18 novembre u.s.) e come tale tecnica non sia affatto innovativa e sia applicabile, con risultati oncologici definitivi, solo in un limitatissimo numero di casi.

Mi permetto di discutere qui del caso perché, dalla pubblicazione della notizia, sono stata presa d’assalto da amici, pazienti, parenti e colleghi che mi chiedevano informazioni sulla veridicità del miracolo proclamato a Chioggia.

Le mie riflessioni sono queste:

  • Quando si parla di cancro e di pazienti oncologici, si cerca il sensazionalismo a tutti i costi, non sempre per fini nobili, sapendo di fare leva su una categoria di lettore fragile ed influenzabile.
  • Troppo spesso i giornalisti, in buona o cattiva fede, scrivono di argomenti sui quali non si sono adeguatamente informati, creando false aspettative e pubblicità ingannevoli.
  • Tutti i giorni, nelle nostre migliori oncologie napoletane (Fondazione Pascale, Federico II, Ospedale dei Colli, SUN, Cardarelli  e così via fino ad alcune minori del centro e della provincia) si compiono migliaia di miracoli. Io stessa, negli ambulatori di oncologia e di ematologia  dell’università Federico II, ho visto centinaia di donne guarite dal tumore della mammella venire alle visite di follow-up regolarmente “rinate”, ma di questo in pochi parlano.
  • I pazienti non muoiono per la mancanza di un ago “bollente”, ma perché hanno paura. Paura di sottoporsi ai controlli ed agli screening e, in alcuni casi, addirittura di “confessare” al proprio medico curante un segno oppure un sintomo che potrebbe essere collegato alla presenza di un cancro.
  • Infine, ma non per ultimo, non esiste “il cancro”, ma esistono tanti cancri per quante sono le persone. Addirittura alcuni cancri della mammella, della tiroide e della prostata resterebbero localizzati dove sono anche per tutta la vita, mentre altri, invece, indicano nel “nome e cognome” che portano, di quali terapie hanno veramente bisogno; l’identità di un tumore può venire solo da un buon esame istologico corredato di tutte le caratteristiche biologiche fatto in un centro di eccellenza di anatomia patologica.
  • Una buona alimentazione ed un corretto stile di vita con attività fisica costante riescono a garantire la sopravvivenza di una donna affetta da carcinoma della mammella allo stesso modo di una chemioterapia.

Il cancro uccide, quindi, chi si affida a persone non competenti del settore diagnostico e terapeutico. Queste ultime sono ancora tante, purtroppo, e le riconoscerete perché vogliono trattare il paziente prima possibile, senza neanche cercare di capire bene da quale neoplasia è affetto o in quale stadio della malattia si trovi, vantando esperienze “personali” strabilianti.

Adesso fate girare questo di articolo se ne avete il coraggio!

 

 

Annunci

La Sanità pubblica negata alla Campania

Recentemente, grazie anche all’impegno di Luigi Costanzo, medico che esercita nella Terra dei Fuochi nel territorio della ASL Napoli 2,  è partito un “tam tam” basato su servizi dei media ed appelli alle istituzioni, per informare e sensibilizzare tutti su ciò che sta accadendo attualmente in Campania.

Cosa sta succedendo? Il raggiungimento dei tetti di spesa, che hanno l’obiettivo di risanare la Sanità, già a partire dalla fine di luglio, sta bloccando progressivamente le strutture convenzionate che erogano prestazioni di cardiologia, di analisi di laboratorio, di fisioterapia, di radiologia e medicina nucleare.

Tutto questo significa che il cittadino campano, che in questo momento deve praticare un esame diagnostico e che, già normalmente paga le tasse addizionali regionali e le quote di compartecipazione alla spesa sanitaria più alte d’Italia, si sta trovando di fronte alla necessità di: rimandare la prestazione al 2016; pagare di tasca propria mediamente centinaia di Euro; chiedere un prestito a familiari o usurai; andare a farsi seguire e curare in un’altra Regione oppure chiedere aiuto ai propri “santi in paradiso”…

Sono conseguenze evidenti  di questa situazione il danno causato ai più deboli e l’esaurimento sempre più precoce  delle risorse, vista la necessità di prescrivere nel primo semestre dell’anno successivo anche tutte le prestazioni non effettuate nel semestre precedente.

L’appello è sulla necessità di programmare i tetti di spesa dei prossimi anni tenendo conto di tutte le caratteristiche demografiche ed epidemiologiche della popolazione campana, così come già previsto nel Patto della Salute della Conferenza Stato- Regioni, e di promuovere l’attivazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei medici del SSN, per decongestionare le strutture del sistema pubblico e convenzionato .

In CAMPANIA i problemi da sollevare non riguardano sempre e solo la CAMORRA, anche il Sistema Sanitario Regionale ha bisogno di appropriatezza e riorganizzazione!

Nell’emergenza immediata bisognerebbe intervenire straordinariamente almeno per garantire alle persone “Esenti per Patologia” come cardiopatici, diabetici, persone con tumore e altro,  di poter usufruire delle prestazioni indispensabili e non rimandabili, rapidamente e senza disagi.